::: BIOGRAFIA :::
Elisa Anfuso, giovane artista siciliana, nasce a Catania nel 1982. Vive e lavora nella città etnea.
Diplomata presso l' Istituto d'Arte di Catania, si è laureata con il massimo dei voti presso l'Accademia di Belle Arti, dove attualmente sta conseguendo la specializzazione in Discipline Pittoriche. In questi anni arricchisce la sua formazione frequentando importanti stage.
Ha partecipato ad importanti mostre e fiere d'arte, per le quali è stata selezionata fra gli altri da Paolo Giansiracusa, Lucio Barbera e Salvo Russo. Nel 2005, ha vinto il primo premio al concorso "Fate questo in memoria di me ", a cura del Museo Diocesano di Catania.
Dal 2006 espone presso la galleria Artesia di Catania.
Nonostante la giovane età, sue opere compaiono in importanti collezioni private.
::: CRITICA, RECENSIONI, INTERVISTE :::
"L'interesse per il dettaglio, il particolare, la frammentazione, fanno dell'opera di Elisa Anfuso uno specchio di rifrazione, la cui capacità esplorativa innesca nel fruitore una sequenza di reazioni interiori. La messa in scena al femminile, aggiunge il significato di un confronto con la realtà, filtrata attraverso la sensualità e l'autoanalisi". (Luigi Nicolosi)
"Nell’opera di Elisa Anfuso lo spessore tecnico si stringe, in una fitta trama d’ eleganza sensualmente eterea, a una profonda ricerca concettuale che, attraverso i frammenti definiti della figura, si manifesta in ognuna delle sue sfumature a prendere forma nella luce penetrante, abbagliante – sovente dedotta dall’utilizzo di una folgorante foglia d’oro impressa sulla tela dalla quale la figura sembra venir fuori, o nella quale essa appare penetrare e perdersi - che s’infiltra nelle pieghe del corpo, mirabilmente sintetizzato nella mano, dettaglio ricorrente e significante. Infatti, essa si mostra strumento, non soltanto offerto all’indagine ermeneutica, ma anche e soprattutto attraverso il quale il soggetto ritratto ripetutamente nasconde la propria identità, quasi a distrarre l’osservatore dalla predominanza concettuale dell’opera, o viceversa catturarlo nell’enigma che si snoda negli infiniti attimi di vita che attraversano le dita danzanti.
Lo “stato di calma apparente”, la dimensione catartica della figura umana che le opere offrono all’osservatore, quasi che il corpo non fosse più finita materia carnale, ma piuttosto rappresentazione umana di un’entità immatreriale, celano e rivelano invece, nei tagli scelti, oltre che nel ripetersi dei graffi a segnare le linee del movimento, la ricerca sottile della psiche umana, tesa fra il buio delle forme materiche e la luce della coscienza che lo illumina.
"Viaggio nella dimensione mitologica dove le carni prendono il carattere scultoreo della bellezza classica ma il graffio pittorico e la macchia cromatica rivelano la sensibilità moderna, il gusto per la materia povera, per l'espressione immediata." (Paolo Giansiracusa, dal catalogo Percorsi, nei luoghi dell'incontro quotidiano, 2005)
Intervista tratta da L' Inchiostro, mensile - Luglio/Agosto 2007
"Attimi, Aria, Frammenti, Luce. Nata a Catania nel 1982, vive e lavora nella città etnea. Fondamentale nel "fare arte" di Elisa Anfuso, la scelta di un elemento che sia inteso quale gesto ed indagine del corpo; il particolare segnato dalla luce, atta ad esaltarlo. Mani o spalle. Aria o movimenti. Spazi. Preferisce rifarsi a dinamiche veloci, situazioni in movimento. Bandita in modo naturale la staticità. I quadri di Elisa Anfuso, legittimano nel fruitore un certo stato di incertezza; da un momento all'altro ci si può aspettare che qualcosa cambi. Partendo da un momento preciso, un frammento determinato. L'atteggiamento dell'artista soddisfa gli ochhi e l'animo di chi ha voglia di scoprire ed indagare tra le forme: "mi è congeniale lavorare sulle figure, affinchè si trovi un buon rapporto con la luce". Un monocromo cangiante: può accendersi, può spegnersi.
Elisa incarna bene l'atteggiamento della galleria Artesia e le idee di Luigi Nicolosi: "Apprezzo che le opere degli artisti proposti, siano passibili di interpretazioni a posteriori". Lei, protagonista di un percorso in "fieri" e ben foraggiata, si lascia andare a considerazioni precise: "I miei quadri sono colmi di implicazioni personali. Amo esaltare le figure femminili, cerco di riversare sulla tela il mio concetto di femminilità. la donna è per me segno di fragilità, vista quale valore aggiunto; completezza d'animo, sensibilità, recettività. "Essere" capace di vivace esplorazione del sé". La donna cui si fa riferimento non è inquadrabile in luoghi precisi che attengano allo spazio o al tempo. Donna in quanto tale, a prescindere da dimensioni fisiche o non.
Continua l' artista: "Amo rappresentare la femminilità, elemento che sento accanto, sempre vicino. Mi muovo in un' indagine rivolta alla luce, agli equilibri, anche attraverso netti contrasti cromatici. Che tutto converga nella ricerca di un'emozione". Un assunto cardine: "Sulla tela ciò che ho dentro". non bisogna tralasciare, per sentire a fondo il valore della ricerca impegnata dell'artista, l'itima connessione tra tele, temi e personalità. non è difficile notare quanto Elisa, stia costruendo una passione duratura: "Muovermi nell'arte mi aiuta a focalizzare determinati aspetti che non riuscirei a vedere con lucidità. L'arte, la mia arte, mi aiuta a inquadrare la complessità dell'essere donna. Amando la pratica, riesco a rileggere tutto in chiave prolifica, quasi a dare forme concrete al carattere Donna, generatrice di Vita e di Erotismo".
Fili tesi e sottili innervano le sue tele, significanti, sottesi ma lucenti. Ribadisce l'amore per la fisicità, da difendere e coltivare, quasi cullare: "Nelle mie opere sono sempre presenti le mani quali immediato tramite con il corpo".
Parlando degli inizi: "In accademia, ho iniziato a coltivare un atteggiamento professionale rispetto ai criteri tecnici. Importante è stato il rapporto con il Prof. Salvo Russo, ottimo esempio di artista di rango che ama insegnare ed accostarsi agli altri. Ho iniziato a sviluppare il mio stile, dirigendo il mio impegno con consapevolezza. L'elaborazione del graffio, quale primo passo pratico. nella mia pittura l'elemento materico è quasi mancante, più che mettere preferisco togliere attraverso i graffi". (L' I. M.)
